
La formazione statunitense: Joe Maca, Charlie Colombo, Frank Borghi, Harry Keough, Walter Bahr, William Jeffrey (all.); Frank Wallace, Ed McIlvenny, Gino Pariani, Joe Gaetjens, John Sousa, Ed Sousa.
Antefatto
La FIFA nasce a Parigi il 21 maggio 1904, il primo presidente eletto due giorni dopo sarà il francese Robert Guérin (sì, quello che dà il nome al Guerin Sportivo). Le associazioni fondatrici sono quelle di Belgio, Danimarca, Francia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Svizzera. Mancano le home unions: perchè? Le federazioni britanniche inizialmente non accettano l’idea di un ente governativo superiore al loro. La lacuna verrà colmata un anno più tardi, ma possiamo già vedere come i rapporti tra Gran Bretagna e FIFA siano poco cordiali. Il 28 maggio 1928 la FIFA decide di istituire un campionato del mondo di calcio, ma i britannici si rifiutano di parteciparvi poichè loro, i maestri del calcio, non avevano certo bisogno di confrontarsi con nazioni calcisticamente inferiori per dimostrare la loro superiorità.1
Le federazioni dell’isola tornano disponibili per i Mondiali del 1950 e la FIFA decide che a qualificarsi saranno le nazioni che arriveranno prima e seconda nel torneo Interbritannico (il British Home Championship) giocato in quello stesso anno: Inghilterra e Scozia (che darà forfait).
1 In realtà bisogna dire che i britannici hanno boicottato la FIFA dal 1929 al 1946, poco interessati a riallacciare rapporti con i nemici di guerra.
La partita
Si arriva al Mondiale con un’Inghilterra che insieme alle altre federazioni britanniche ha battuto 6-1 il Resto d’Europa ed è tra le favorite assolute1: il suo bilancio del dopoguerra vede 23 vittorie, 3 pareggi e 4 sconfitte. Gli Stati Uniti arrivano in Brasile con un record negativo di 7 sconfitte negli ultimi 7 match, con un risultato complessivo di 45-22. Gli scommettitori danno l’Inghilterra vittoriosa della Coppa Rimet a 3-1, mentre gli americani è già tanto che siano quotati (500-1).
A Belo Horizonte, il 29 giugno 1950 alle ore 18:00 locali comincia il match tra la madrepatria inglese e la colonia americana. L’inizio è tutto per gli inglesi, con la nazionale americana più volte salvata dal portiere Borghi e dall’imprecisione inglese, figlia certamente della sottovalutazione del match. Il primo tiro statunitense arriva al 25′, ed è una presa di coraggio di tutta la squadra. Dal 30′ al 32′, in tre minuti, l’Inghilterra non sfrutta ben tre occasioni con due tiri di Mortensen oltre la traversa e un’ottima parata del già citato Borghi. Cinque minuti dopo, al 37′, il capitano Ed McIlvenny serve Bahr, che lascia partire un tiro da una ventina di metri indirizzato alla sinistra del portiere Williams, anticipato nel tentativo di respinta dal colpo di testa di Joe Gaetjens che insacca il pallone nel lato opposto. Gli americani conducono alla fine del primo tempo per 1-0.
Si ricomincia con gli statunitensi galvanizzati dal vantaggio, ma è ancora l’Inghilterra a rendersi pericolosa con una punizione del solito Mortensen e con un colpo di testa di James Mullen su una punizione ottenuta per un fallo di Charlie Colombo su Mortensen3, con gli inglesi a protestare a lungo reclamando il rigore: solo una miracolosa parata sulla linea dell’oriundo lombardo Borghi salvò gli americani. Quella fu l’ultima occasione per gli inglesi, umiliati anche dal dribbling di John Souza che fece fuori sei giocatori inglesi a metà campo. Al fischio finale i sostenitori della compagine statunitense invasero il campo e portarono in trionfo i loro eroi. I maestri inglesi, i più forti del mondo si inchinavano di fronte a una squadra di semiprofessionisti.
In tutto il mondo si sparse la notizia velocemente e i giornali strillarono a gran voce l’evento. In tutto il mondo tranne che in Inghilterra e Stati Uniti. Già, perchè alla partita era presente un solo giornalista americano4 e in Inghilterra la storia del giorno fu la prima sconfitta della nazionale di cricket in una serie contro le Indie Occidentali, guidate da Sonny Ramadhin e Alf Valentine, per 3-1.
1È il periodo in cui il mito dei “maestri inglesi” è radicato più che mai nel pensiero comune.
2Da segnalare una sconfitta ai Giochi Olimpici del 1948 contro un’Italia decisamente abbordabile per 9-0.
3Dalle parole di Harry Keough: “Un’entrata degna della National Football League [lega statunitense di Football Americano]” (A tackle anybody in the National Football League would have been proud of).
4Dent McSkimming del St.Louis Post-Dispatch.
I protagonisti
Frank Borghi: catcher nelle minor league, figlio di lombardi nato nella famigerata Dago Hill di St.Louis (come altri cinque compagni di squadra), scelse il calcio e il ruolo di portiere poichè non si sentiva in grado di gestire il pallone con i piedi: non batteva neanche le rimesse dal fondo.
Harry Keough: impiegato del servizio postale americano, nato anche lui a Dago Hill (Dago è uno dei dispregiativi americani di “italiano”) pur non essendo di origine italiana, una volta ritirato divenne allenatore dell’Università di St.Louis con un eccezionale record di 213 vittorie, 23 pareggi e 50 sconfitte. A lui è dedicato il Keough Award, assegnato al miglior giocatore di calcio di St.Louis. Ha capitanato la nazionale nel match contro la Spagna poichè sapeva lo spagnolo. Anche suo figlio Ty ha giocato per la nazionale.
Joe Maca: nato in Belgio, fu uno dei tre giocatori oggetto della protesta della Nazionale inglese datata 2 dicembre 1950 nella quale si contestava la presenza di giocatori nati al di fuori degli USA nella nazionale a stelle e strisce. Ha giocato nel suo paese natale prima di emigrare per giocare nei Brooklyn Hispano. Tornato in Belgio per una breve apparizione col Racing White, si trasferì definitivamente in America.
Walter Bahr: capitano ufficiale della nazionale, ebbe l’onore solo per la partita contro il Cile. Uno dei giocatori più forti della selezione, nato a Philadelphia, ebbe tre figli calciatori (Casey e Chris giocarono per la selezione olimpica, e quest’ultimo e Matt divennero kickers nella NFL) e una figlia All-America della ginnastica.
Ed McIlvenny: capitano del match contro gli inglesi perchè nato in Scozia, è un altro dei giocatori contestati. Le regole della federazione americana prevedevano che fossero eleggibili anche i giocatori non di nazionalità statunitense che avevano però dichiarato l’intenzione di diventarlo. Così, mentre Maca si guadagnò la cittadinanza, McIlvenny non lo fece mai. Giocò anche due partite col Manchester United.
Charlie Colombo: anche lui nato e cresciuto a Dago Hill, era soprannominato “Gloves” poichè quando giocava indossava sempre i guanti, indipendentemente dal tempo. Il giorno dopo la vittoria con gli inglesi gli venne offerto un contratto da professionista in Brasile, ma preferì tornare nella sua St.Louis.
Frank Wallace: nato Valicenti a Dago Hill, la sua famiglia cambiò il cognome in Wallace. Servì il 191esimo battaglione cingolato durante la Seconda Guerra Mondiale uscendone ferito in battaglia. Venne catturato e imprigionato dai nazisti.
Gino Pariani: Virginio, figlio di Giovanni, è un altro dei sei giocatori nati a Dago Hill. Esordì nel 1948 in una sconfitta contro la Norvegia per 11-0, seguita da un’altra contro l’Irlanda del Nord: venne convocato nuovamente solo due anni dopo. La convocazione per i Mondiali arrivò così inaspettata che l’italo-americano aveva già programmato le nozze nel periodo della fase finale.
Joe Gaetjens: nato ad Haiti e ultimo dei tre giocatori contestati dagli inglesi, neanche lui ottenne mai la cittadinanza. Dopo il Mondiale si trasferì in Francia per giocare con il Troyes, prima di tornare ad Haiti. Partecipò alle qualificazioni dei mondiali 1954 per la sua Haiti. L’8 luglio 1964 venne arrestato dalla polizia segreta del sanguinario dittatore haitiano “Papa Doc” Duvalier e morì presumibilmente in prigionia.
John Souza: nato a Fall River, fino al 2002 è l’unico americano mai selezionato in un All Star Team dei Mondiali (in quell’occasione stilato dal Mundo Esportivo).
Ed Souza: nessuna parentela col Souza di cui sopra, pur essendo anche lui nato a Fall River. Camionista di professione, era soprannominato Wolfgang.
Hanno detto
– Harry Keough

