Requisiti minimi: aver partecipato ad almeno 3 competizioni Mondiali totalizzando un numero di presenze superiore a 10.
10. Lev Yashin
22/10/1929, Mosca (Russia).
Formato nelle giovanili dell’hockey su ghiaccio moscovite, il “ragno nero” è stato votato miglior portiere del ventesimo secolo dall’IFFHS e dalla FIFA. Unico portiere ad aver vinto il Pallone d’Oro (premio per la verità non così significativo, viste soprattutto le ultime assegnazioni), comincia la sua avventura mondiale nel 1958 guidando la rappresentativa sovietica ai quarti di finale, battuta dai padroni di casa svedesi che potevano schierare calciatori del calibro di Hamrin, Gren, Liedholm e Skoglund. Proprio in Svezia possiamo vedere il difficile rapporto tra Yashin e i Mondiali: 5 partite giocate, 6 reti subite (1,2 GAA), 2 clean sheets contro Austria e Inghilterra (nello spareggio per passare la fase a gironi). Quattro anni dopo l’avventura sovietica si ferma ancora ai quarti e ancora una volta per mano dei padroni di casa. I numeri per il portiere sono impietosi: 4 presenze, 7 reti subite (1,75 GAA) e un solo clean sheet (in carriera saranno 480) contro gli yugoslavi. Ai Mondiali inglesi del 1966 l’Unione Sovietica si rifà: arriva quarta e Yashin totalizza 4 presenze e 5 reti concesse (1,25 GAA), lasciando in due partite della fase a gironi il posto da titolare a Kavazashvili. Dunque, in tre Mondiali disputati Yashin, considerato da molti il più grande portiere della storia del calcio, non è mai andato sotto il gol di media a partita, arrivando addirittura a sfiorarne due nel 1962. Decisamente singolare.
9. Ladislao Mazurkiewicz
14/02/1945, Piriápolis (Uruguay).
Esordisce a 16 anni nel Racing di Montevideo e 3 anni dopo passa al Peñarol dove diventa riserva di Maidana. Si guadagna il posto da titolare grazie alla prova nello spareggio della semifinale di Libertadores dove gli uruguagi eliminano il Santos di Pelé e vince il suo primo campionato. Grazie a queste prestazioni ottiene la chiamata di Viera per i Mondiali del 1966, nei quali “l’arquero negro” si impone subito all’attenzione mondiale: è il primo portiere ad uscire imbattuto da Wembley contro i padroni di casa e viene votato terzo portiere della rassegna, dietro a Yashin e Banks. 4 partite disputa
te con 5 goal subiti (1,25 GAA) è il suo bottino, che al netto dell’eliminazione ai quarti da parte della Germania (4-0) diventa di 3 partite e 1 goal subito (0,33 GAA), con 2 clean sheets a corredo. Quattro anni dopo è lui il miglior portiere del torneo: 6 presenze e 5 reti concesse (0,83 GAA, anche qui appesantite da un 3-1 contro il Brasile in semifinale), 3 clean sheets e un ottimo quarto posto per la celeste. Nel 1971 si trasferisce in Brasile all’Atletico Mineiro e tre anni dopo è di nuovo al Mondiale a difendere la porta dell’Uruguay, la cui avventura si fermerà al primo turno, eliminato da Olanda, Bulgaria e Svezia. I numeri (3 partite con 6 reti subite, 2,00 GAA, nessun clean sheet) non rispecchiano la prestazione dell’ancora 29enne estremo difensore: viene infatti votato terzo miglior portiere del torneo dietro a Maier e Tomaszewski). L’Uruguay tornerà al Mondiale solo nel 1986 e Mazurkiewicz chiuderà la sua carriera nel 1980 al Peñarol, dopo aver tentato l’avventura anche in Spagna (col Granada gioca due sole partite incassando tre goal dal Celta Vigo e un clean sheet in uno 0-0 contro l’Espanyol all’esordio), Cile (Cobreloa) e Colombia (América Cali).
8. Sepp Maier
28/02/1944, Metten (Germania).
Portiere acrobatico, come andava di moda fino a qualche decennio fa, ha trascorso tutta la sua carriera al Bayern Monaco vincendo di tutto e di più. Convocato dalla sua nazionale per quattro Mondiali consecutivi, ha fatto in tempo a vincere quello del 1974 oltre all’Europeo del 1972. La sua avventura nel massimo torneo internazionale per nazioni comincia nel 1966, dopo appena una stagione in prima squadra nel suo Bayern e naturalmente per lui c’è solo da scaldare la panchina. Quattro anni dopo è lui il titolare, con una Germania ottima quarta: è il Mondiale della Partita del Secolo. Le statistiche non sono esaltanti: 5 partite, 10 goal subiti (2,00 GAA, 4 dall’Italia in semifinale) e nessun clean sheet. Paradossalmente il collega Wolter che lo sostituisce nella finale per il terzo posto, invece
, riesce a metterlo a referto. Nel 1974 Maier riesce finalmente a vincere il titolo e le sue statistiche migliorano sensibilmente, complice la sua miglior prestazione mondiale: 7 partite disputate, 4 reti concesse (0,57 GAA, una nella storica sconfitta con i cugini dell’Est) e 4 clean sheets. Ma il tedesco non si ferma qui: a 34 anni è di nuovo in campo al Mundial argentino. La sua parabola è ormai in discesa (due anni dopo sarà costretto al ritiro) a causa anche dei continui infortuni, ma nonostante questo Sepp sfodera una prestazione fenomenale: 6 partite giocate con 5 reti al passivo (0,83 GAA) e altri 4 clean sheets, stavolta tutti di fila. La porta tedesca rimane inviolata sino al 27esimo minuto della seconda partita della seconda fase: 387 minuti. Sopravvissuto a un incidente automobilistico che ne ha messo in dubbio la stessa sopravvivenza, oggi allena i portieri del Bayern Monaco. Sotto contratto anche con la federazione tedesca, è stato licenziato da Klinsmann dopo aver sostenuto Kahn come titolare della nazionale, a discapito di Lehmann.
7. Andoni Zubizarreta
23/10/1961, Vitoria-Gasteiz (Paesi Baschi, Spagna).
Portiere con più presenze nella storia della nazionale spagnola e della Liga, fa il suo esordio in nazionale il 23 gennaio 1985, a 24 anni, in una vittoriosa partita contro la Finlandia. Di lì a poco partirà alla volta del Mondiale messicano del 1986, aiutando la sua (relativamente, come per tutti i baschi) Spagna a raggiungere i quarti, dove verrà eliminata per mano del Belgio ai rigori. 5 presenze e 4 goal subiti (0,80 GAA) all’esordio mondiale non sono male; un solo clean sheet (contro l’Algeria) sarà però il ritornello della sua carriera, vista anche l’atavica difficoltà spagnola in fase difensiva. Dopo il Mondiale, considerato il più forte portiere del suo paese, passerà al Barcellona, rimanendovi per 8 anni e collezionando in maglia blaugrana più di 300 presenze nella Liga. La sua avventura mondiale continua nel 1990: la Spagna viene eliminata agli ottavi dalla Yugoslavia di Ivkovic, Jozic, Stojkovic, Katanec e il cobra Pancev. In 4 partite subisce altrettanti goal (1,00 GAA) e colleziona il solito, solitario, clean sheet, stavolta all’esordio contro l’
Uruguay, paradossalmente l’avversario più insidioso del girone. L’esperienza fallimentare al Mondiale contrasta con l’avventura al Barcellona, durante la quale si toglie parecchie soddisfazioni: 4 campionati consecutivi, una Coppa dei Campioni (1992 battendo in finale la Sampdoria), una Coppa del Re, una Supercoppa Europea e due Supercoppe spagnole. Nel 1994, suo ultimo anno col Barça, è ancora tempo di Mondiali: la fortissima selezione spagnola si arrende all’Italia futura finalista nei quarti di finale. Ancora una volta 4 partite e altrettante reti subite (1,00 GAA) e ancora un solo clean sheet, contro gli svizzeri agli ottavi. Intanto, contro la Corea del Sud, si affaccia al Mondiale Santiago Cañizares. Ceduto al Valencia, capro espiatorio per la finale di Coppa Campioni persa per 4-0 contro il Milan, gioca il suo ultimo Mondiale nel 1998: il suo errore contro la Nigeria costa caro alla selezione iberica, eliminata nella fase a gironi, ma costerà cara anche a lui stesso, che deciderà di ritirarsi proprio dopo il Mondiale francese. 3 partite e 4 reti subite (1,33 GAA, un clean sheet contro il Paraguay) non sono numeri così tremendi, ma quell’errore clamoroso rovina l’ultima avventura mondiale del portiere basco più forte del calcio moderno spagnolo.
6. Ubaldo Fillol
21/07/1950, San Miguel del Monte (Argentina).
Soprannominato Pato (papera) prima del valido Abbondanzieri, cominciò la sua carriera calcistica come centrocampista nel Quilmes, per poi spostars
i tra i pali. Scelta oculata, visto che è tutt’oggi considerato tra i più forti portieri di tutti i tempi. Della dicotomia River-Boca sceglie i Millonarios, dei quali difenderà la porta per 9 anni. La sua esperienza ai Mondiali comincia nel 1974, a 23 anni, dove è riserva di Carnevali, ma riesce a giocare l’ultima partita della seconda fase contro la Germania Est: un goal subito (1,00 GAA) e statistiche che servono solamente ad introdurlo nell’iridato universo dei Mondiali. Quattro anni dopo quel timido esordio, è lui a difendere i pali della albiceleste nei mondiali casalinghi, che li vedrà trionfare per la prima volta. 7 partite giocate, 4 reti subite (0,57 GAA) e 3 clean sheets sono le sue terrificanti statistiche, ma quella nazionale è veramente troppo forte per tutti, seppur a posteriori troppo spesso sottovalutata e limitata dall’importanza degli eventi che corollarono il Mondiale. Nel 1982 Fillol è ancora sulla cresta dell’onda e, benchè in uno stato di forma piuttosto scarso, parte con la nazionale per la Spagna. 5 presenze e 7 reti subite (1,40 GAA) testimoniano anche che l’albiceleste, eliminata dai futuri campioni italiani e dai favoritissimi brasiliani, non è più quello schiacciasassi di quattro anni prima, mentre il talento di Maradona si è appena affacciato sulla rassegna iridata e comincerà ad esplodere in tutto il suo fragore solo quattro anni dopo. Da segnalare l’esperienza di Fillol in Brasile (Flamengo) e una non troppo deludente avventura nella Liga (1985-86 all’Atletico Madrid, 17 partite con 22 reti subite, 3 clean sheets e 1,29 GAA).
5. Dino Zoff
28/02/1942 Mariano del Friuli (Italia).
Considerato uno dei portieri più forti della storia italiana, è il calciatore più anziano ad aver vinto un Mondiale, quarantenne nel 1982. Fa il suo esordio nella Serie A a 19 anni con l’Udinese, che retrocederà ben presto in Serie B. È il Mantova a puntare su di lui nella massima serie, e lo trattiene fino al 1967, quando entra nel giro della Nazionale e approda nella piazza, più importante, di Napoli. Nel 1972 guadagna la maglia di titolare della nazionale e cambia di nuovo squadra: alla Juventus rimarrà per 11 anni, durante i quali non salterà nemmeno una partita di campionato. Il portiere con più presenze della storia della nazionale italiana comincia la sua avventura mondiale dalla
panchina dei Mondiali del 1970, dove è riserva del suo eterno rivale Albertosi, totalmente diverso da lui come stile e personaggio. Nel 1974 debutta ai Mondiali e l’Italia viene eliminata nella fase a gironi: 3 partite giocate con 4 reti subite (1,33 GAA), una concessa addirittura ad Haiti, e nessun clean sheets non sono statistiche incoraggianti per un portiere ormai 32enne. Ma Zoff ha un’affidabilità e una concentrazione unica per il ruolo, e nel 1978 è ancora lui a difendere i colori azzurri, in un Mondiale che vedrà l’Italia piazzarsi buona quarta. 7 presenze e 6 reti subite (0,86 GAA) sono decisamente un passo avanti, visti anche i 3 clean sheets collezionati contro avversari non proprio semplicissimi (Argentina, Germania Ovest e Austria). Zoff comincia a imporsi come portiere di livello Mondiale e il trionfo di quattro anni più tardi lo consacrerà alla storia del calcio italiano e mondiale. Le statistiche sono quelle dell’anno prima (7 p., 6 r., 0,86 GAA) con un clean sheet in meno (ottenuti entrambi contro la Polonia). Sei campionati vinti, una Coppa UEFA, e due Coppe italiane, 112 presenze in nazionale (secondo solo a Paolo Maldini e Fabio Cannavaro), una finale mondiale disputata e vinta, un Europeo vinto, 332 presenze consecutive in Serie A, 1.143 minuti di imbattibilità in nazionale rendono abbastanza bene l’idea di chi sia stato Dino Zoff.
4. Gilmar
22/08/1930, Santos (Brasile).
Eletto miglior portiere brasiliano del ventesimo secolo e generalmente considerato tra i migliori portieri della storia, Gilmar era un portiere dallo stile asciutto e dalla personalità priva di eccessi. Comincia da professionista nel Corinthians durante gli anni ‘50, anche se gli inizi non sono facili: venne infatti considerato il pr
incipale colpevole di una sconfitta per 7-3 contro la Portuguesa. Di lì a qualche mese vincerà il titolo paulista. Intanto comincia la sua avventura mondiale con la nazionale brasiliana: nel 1958 vince il Mondiale, giocando 6 partite con soli 4 goal concessi (0,67 GAA) alla Francia in semifinale e alla Svezia in finale, con conseguenti 4 clean sheets. Dieci anni dopo l’esordio con gli alvinegri, passa al mitico Santos degli anni ‘60, dove si ritrova in campo con giocatori del calibro di Pelé, Pepe, Zito, Mengalvio, Lima e Coutinho, che ritroverà anche in nazionale. E i risultati si vedono: con il Santos fa incetta di tornei, e in verdeoro non fa eccezione bissando nel 1962 il successo Mondiale di quattro anni prima. 6 partite e 5 goal subiti (0,83 GAA) arricchiti da 2 clean sheets. Non sarà la stessa musica nel 1966, quando un Gilmar 35enne (Djalma Santos ne aveva 37 e Bellini uno in meno…) che ormai ha già vinto molto, forse troppo, partecipa al tracollo della nazionale brasiliana eliminata nella fase a gironi da Bulgaria, Ungheria e Portogallo. Comunque 2 partite e 3 reti subite (1,5 GAA) con un clean sheet non sono statistiche da buttare per un portiere senza più stimoli, ma con ancora tanta classe.
3. Taffarel
08/05/1966, Santa Rosa (Brasile).
Portiere poco appariscente e molto concreto, gioca 5 anni in patria con l’Internacional di Porto Alegre prima di sbarcare 24enne in Italia. Con 101 presenze in nazionale è il secondo portiere della storia del Brasile pe
r numero di partite giocate. Comincia la sua avventura al Mondiale proprio in Italia, nel 1990, dove scende in campo 4 volte subendo 2 goal (0,50 GAA) e collezionando 2 clean sheets. Il Brasile esce agli ottavi per mano dell’Argentina, ma si rifà quattro anni dopo negli Stati Uniti: Taffarel è il portiere campione del Mondo con 7 presenze, soli 3 goal concessi (0,43 GAA) e addirittura 5 clean sheets (contro Russia, Camerun, Stati Uniti, Svezia e Italia). Quattro anni dopo è ancora lui il titolare tra i pali verdeoro, ma il suo rendimento complessivo subisce una vistosa flessione: 7 partite disputate, 10 goal subiti (3 in finale, 1,43 GAA) e solo un clean sheet contro il Marocco. Il 32enne Taffarel si congeda dai Mondiali con due finali disputate e una vinta.
2. Peter Shilton
18/09/1949, Leicester (Inghilterra).
Decisamente sottovalutato nella sua trentennale carriera, Shilton è probabilmente il portiere più affidabile che abbia mai vestito la casacca inglese. Debutta nel novembre del 1970 contro la Germania dell’Est, grazie alla chiamata del leggendario Alf Ra
msey. La sua prima esperienza al Mondiale è datata 1982, dove gioca 5 partite da titolare, subendo un solo goal (0,20 GAA) dalla Francia con conseguenti 4 clean sheets. Statistiche incredibili. Quattro anni dopo è protagonista di uno degli episodi più famosi della storia del calcio: la “mano di Dio”, grazie alla quale Maradona segnerà proprio a capitan Shilton il goal che costa agli odiati inglesi l’eliminazione ai quarti di finale dei Mondiali messicani. Shilton chiude la competizione iridata con 3 goal subiti in 5 partite (0,60 GAA), due dei quali ad opera di Maradona, e 3 clean sheets. Partecipa anche ai Mondiali italiani del 1990 e, a quarant’anni suonati, archivia una prestazione complessiva decisamente scadente, culminata nella finale per il terzo posto contro i padroni di casa. I numeri fotografano questa flessione: 7 partite giocate, 6 goal subiti (0,86 GAA) e 3 clean sheets.
1. Fabien Barthez
28/06/1971, Lavelanet (Francia).
Incredibile ma vero, statistiche alla mano è Fabien Barthez il miglior portiere della storia dei Mondiali di Calcio. In patria considerato il portiere più forte della storia francese, fa il suo esordio in nazionale il 26 maggio 1994 contro l’Australia. Non prende parte alla spedizione degli Europei 1996, ma subito dopo diviene
titolare inamovibile per una buona decade. Nei Mondiali casalinghi del 1998 gioca 7 partite subendo solo 2 goal (0,29 GAA, 5 clean sheets) e ottenendo lo Yashin Award come miglior portiere del torneo. La Francia vince il Mondiale e Barthez mette in archivio un clean sheet in finale (3-0 contro il Brasile). Ai Mondiali del 2002 gioca 3 partite subendo altrettanti goal (1,00 GAA) con la Francia eliminata alla fase a gironi da Senegal (0-1), Uruguay (0-0) e Danimarca (0-3). Quattro anni dopo è ancora sulla cresta dell’onda e batte la concorrenza dell’emergente e sempre più ingombrante Grégory Coupet e ottiene da Domenech la fiducia come partente, anche a causa delle pessime prestazioni pre-Mondiali del rivale. Chiude la competizione con 7 presenze e 3 goal concessi (0,43 GAA) perdendo la finale ai rigori contro l’Italia. A livello di club non impressionerà mai a pieno, alternando grandi prestazioni a grandi delusioni e questo contribuirà anche alla sua scarsa considerazione a livello assoluto.
Le statistiche



ciao sono un grande appassionato di portieri diciamo vintage mi piaceva da morire joel bats come mai nessuno ne parla ritengo sia addirittura piu forte di schumacher e dasaev o ettori? ciao vi prego rispondetemi
Eccoti accontentato Christian. Complimenti per il nome!
Anch’io sono un appassionato di portieri: personalmente non ho mai amato troppo quelli francesi, ma riguardo a Bats ed Ettori potrei risponderti che non se ne parla per ignoranza. Soprattutto Bats con le sue 50 presenze in nazionale meriterebbe più attenzione.
Riguardo a Dasayev, temo sia entrato alla storia come “il portiere che ha subito quel goal di Van Basten”. Non fosse un po’ troppo inflazionato ci farei sopra un articolo volentieri… qualcuno più in alto di noi ogni tanto dovrebbe ricordarsi che è stato chiamato ad un Europeo, tre Mondiali e un’Olimpiade.
Ci sono dei personaggi che dopo un po’ finiscono nel dimenticatoio senza un perchè… O forse un motivo c’è: tra la gravidanza della moglie di Del Piero o la scappatella di Andy Cole non c’è abbastanza spazio per queste facezie.
Continua a seguirci, ci saranno grosse novità a breve!
CT
Sempre riguardo a Dasayev, vorrei ricordare che è entrato nella storia anche come “il portiere che ha subito quel goal di Éder” (Mundial ‘82 – Brasile – URSS 2-1 – vedi YouTube: http://www.youtube.com/watch?v=3RB9ZeBvNXs ).
Che bello quest’articolo, l’ho notato adesso…io ho giocato 3 anni in porta e quindi questi sono un po’ i miei idoli…secondo me uno che meriterebbe uno spazio in questo blog è Aldo “Gatto” Olivieri, il portiere della squadra di Pozzo campione del mondo nel 1938..era di un’epoca diversa, e soprattutto non rientra nei parametri di questa classificazione, però deve essere stato qualcosa di fenomenale, mio nonno me ne parla sempre quasi con le lacrime agli occhi.
grazie volevo dire la faccenda su bats sicuramente il migliore di sempre dici non se ne parla per ignoranza? penso lui e ettori i migliori degli 8o sicuramente barthez mi sembra un guascone ma non regge il confronto perfino schumacher tuttavia ha subito una marea di goal se l italia avesse incontrato quella francia nell m82 non credo vinceva piu che il mondiale dell italia mi ricordo rocheteau six bellone attaccanti completi tutti a dire del centrocampo secondo me l attacco con six e rocheteau due fenomeni altro che francia 98 sono stati jellati loro il brasile e la polonia erano le squadre da battere mi ricordo la semifinale coi tedeschi allucinante scusami ho il cuore per quegli anni di quella francia fortissima mi ricordo l attacco e non credo che l italia avrebbe vinto il mondiale i tedeschi erano a pezzi dalla semifinale i soliti culoni fortunati
hai ragione tu non se ne parla ma credo il miglior portiere francese di sempre secondo me meglio di schumacher anche