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In periodo di Giochi, vale la pena ricordare quello che è ritenuto il più grande atleta della storia delle Olimpiadi originali: Milone di Crotone, lottatore.

Pierre Puget, -Milone di Crotone- al Louvre

Pierre Puget, -Milone di Crotone- al Louvre

Milone è l’emblema della forza dell’atleta: circolano leggende, come su ogni eroe antico, sulle sue prodezze. Come tutti gli eroi dell’antichità, Milone è anche forte a tavola: si racconta di quando, a Olimpia, entrò allo stadio con in spalla un toro di quattro anni, fece tutto il giro, poi abbattè e mangiò in un giorno solo quel toro.

Non deve sorprendere più di tanto: la dieta tipo del greco era a base di fichi e formaggi, con poco vino, per giunta miscelato con molta acqua. Un essere superiore alla media deve mostrare le sue qualità sovrumane, e mangiarsi un toro è un modo come un altro. La percezione non è cambiata poi molto se si pensa che Goscinny e Uderzo concludono tutte le storie di Asterix con pantagruelici banchetti, e la capacità ventrale di Obelix è pari solo alla sua smisurata forza fisica – e se lo stesso Pantagruel, da cui deriviamo l’aggettivo “pantagruelico”, è un mezzo gigante che a tavola fa la sua parte e anche quella dei convitati. La tradizione greca risale direttamente all’eroe fondatore, Eracle: colui che da bambino nella culla strozza i serpenti, che ammazza a mani nude il leone nemeo, che devia un fiume per pulire le enormi stalle di Augia… tutto in proporzioni gigantesche. E lo stesso Eracle è un mangione. Milone, si racconta, era un nuovo Eracle: in battaglia guidava i suoi concittadini indossando una pelle di leone, come l’iconografia rappresentava il figlio di Zeus e Alcmena.

Le specialità atletiche di Milone erano le discipline di lotta. La sua carriera si svolge tra il 540 e il 512 a.C, periodo in cui vince sei volte alle Olimpiadi, sei volte ai Giochi Pitici di Delfi, dieci agli Istimici di Corinto e nove alle Nemee. Ben cinque volte è periodonico, vale a dire vincitore dei quattro grandi Giochi consecutivamente. Irraggiungibile e virtualmente invincibile.

Dopo la sua carriera, Milone vive nella sua città rispettato e onorato, ma la sua fine giunge in un modo a dir poco ridicolo: camminando per la campagna, trova un tronco di quercia parzialmente spaccato e per provare la sua forza decide di completare l’opera. Infila le mani nella spaccatura e la divarica ulteriormente, fiero della sua potenza, ma di colpo il tronco si richiude imprigionandolo, la mani bloccate. Ora Milone è indifeso, e conclude la sua luminosa vita vittima delle belve che lo sbranano.

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